Regola e caso

I processi generativi e l’anima del design

THINK AHEAD 
Andrea-Corradi
Tutti parlano degli strumenti generativi basati sull’intelligenza artificiale, ma in pochi ricordano che il più potente tool generativo esistente al mondo è la natura. La natura genera forme sempre nuove che combinano la ripetizione di regole fisse e le variazioni introdotte dal caso. Hackerando e facendo propri i linguaggi generativi della natura, il design può creare soluzioni inaspettate e sorprendenti, e riportare nella razionalità dei suoi processi l’anima della creatività.
Riesco a individuare quattro modi per fare stand out, per distinguersi: fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, fare qualcosa che nessuno fa più, fare quello che fanno tutti ma meglio di chiunque altro, fare quello che fanno tutti ma su grandissima scala. Chiamerei i promotori di questi approcci, nell’ordine: innovatori, passatisti, professionisti super specializzati e integratori. Se vogliamo vederla in un altro modo, come se questi profili fossero dei luoghi: garage, botteghe, boutique e ipermercati.
Tutte le categorie sono interessanti da analizzare, ma vorrei focalizzarmi sulla prima, che è senza dubbio la più affascinante per la maggior parte delle persone. Sono gli Steve Jobs, gli Elon Musk, i Sam Altman a ispirare i più, e non mi stupirei se fra qualche tempo lo youtuber fosse soppiantato dallo startupper nella classifica delle professioni più desiderate dai ragazzini.

Come funziona l’innovazione?

Vorrei provare a guardare il tema da una prospettiva un po’ insolita: quella biologica. In questo contesto, l’innovazione si lega a doppio filo con l’evoluzione: mi trasformo in qualcosa di nuovo, di diverso dai miei simili, e se sono fortunato ottengo un vantaggio competitivo che mi permette di sopravvivere meglio e far proliferare la mia discendenza. Secondo il neodarwinismo, la teoria a oggi maggiormente accreditata, gli organismi viventi evolvono grazie a un processo che gli anglosassoni - grandi appassionati di acronimi - definiscono VISTA: Variation, Inheritance, Selection, Time e Adaptation. In pratica: si verifica sporadicamente una variazione di una o più caratteristiche di un organismo appartenente a una specie, e questa variazione può essere trasmessa alla prole. Quando questa “diversità” avvantaggia gli organismi rispetto ai propri pari, la stirpe ha maggiori possibilità di sopravvivenza e quindi aumenta nel tempo la propria diffusione all’interno della specie. 
La scintilla da cui tutto ha origine è la Variation, cioè la mutazione genetica: uno sporadico errore, casuale o indotto dalle condizioni esterne, nel meccanismo di replicazione o di ridistribuzione del patrimonio genetico. Un copia-incolla mal riuscito. All’origine di un processo che porta intere popolazioni ad assumere nel tempo determinate caratteristiche biologiche c’è quindi un errore determinato per lo più dal caso.
Dalla penicillina al Viagra, dal pacemaker al gorgonzola, dalle Americhe alle grotte di Lascaux, anche la storia dell’umanità è ricca di scoperte nate da un errore. 
È il caso, lo sbaglio, l’anomalia che danno a volte risultati tanto inattesi da solleticare l’intuizione di menti brillanti (“il caso favorisce solo le menti più preparate”, diceva Louis Pasteur) e portarle a concepire ipotesi fuori dagli schemi, così bizzarre che in contesti convenzionali non sarebbero mai state prese in considerazione. Ipotesi che possono aprire scenari inaccessibili attraverso processi guidati esclusivamente da programmazione, razionalità e metodo.

“Se un bambino scrive nel suo quaderno «l’ago di Garda», ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso? […] Un «libbro» con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro specialissimo?”

Gianni Rodari — Grammatica della fantasia

Oggi viviamo un paradosso piuttosto evidente, che spesso passa sottotraccia: siamo in un’epoca che celebra e mitizza l’innovazione, ma allo stesso tempo esalta l’efficienza produttiva cercando di rendere misurabile - e quindi controllabile e ottimizzabile - qualsiasi processo. Il punto è: come viene misurata l’efficienza? Molto spesso nel breve termine. 
Io penso invece che la curva dell’efficienza andrebbe integrata su tempi più lunghi: in questo modo, così come accade in ambito venture capital, la portata di un singolo errore “geniale” potrebbe compensare con gli interessi quella di tutte le sperimentazioni che portano in un vicolo cieco. C’è un altro motivo, ancor più importante, per cui credo che questa spinta a misurare e controllare tutto sia spesso portata un po’ troppo in là rispetto al dovuto: la capacità da parte dei manager di accettare alcuni gradi di libertà e imponderabilità nei processi renderebbe possibile la nascita e la crescita di una cultura che favorisca l’esplorazione, l’accettazione dell’errore come parte del processo, la sperimentazione anche audace. E quindi la diffusione di quel tipo di pratiche che possono creare un terreno fertile per la manifestazione delle “mutazioni genetiche” che a volte producono spunti così brillanti da far cambiare terreno di gioco a un prodotto, un servizio, o un business intero.
Una di queste pratiche è l’approccio generativo.

Il paradigma generativo

L’aggettivo generativo è in questo momento ampiamente usato e abusato, venendo spesso utilizzato per denotare quell’area dell’intelligenza artificiale (l’intelligenza artificiale generativa, appunto) che sta cambiando il modo di creare. Tuttavia questo termine, coniato nel 1965 dal filosofo tedesco Max Bense, identifica qualcosa di più ampio, e cioè un approccio alla creazione e alla progettazione basato sulla costruzione non di singoli prodotti ma di un sistema il cui funzionamento risponda ad un ben bilanciato assortimento di regole e gradi di libertà.
È stato adottato in molte discipline, quali letteratura, architettura, fotografia, design, ed è un paradigma che produce una grande, potenzialmente infinita, varietà di risultati in modo automatico attraverso un algoritmo (un insieme di regole) in cui sono inseriti, in dosi variabili, dei gradi di casualità.
Ma cosa significa costruire un sistema? Detto molto semplicemente, prendere un insieme di elementi e definire il modo con cui interagiscono fra loro e con lo spazio in cui esistono. Che siano parole all’interno di una pagina o molecole in un fluido. Pensando in termini di design, passare dal prodotto al sistema equivale a passare

“dalla progettazione del messaggio alla progettazione del linguaggio che formula il messaggio.”

Martin Lorenz — Flexible Visual Systems

Un esempio significativo è la produzione artistica di Sol Lewitt. I suoi Wall drawings sono brevi liste di istruzioni per la realizzazione di dipinti murali. A ogni lista corrisponde un dipinto, o meglio infiniti possibili dipinti, visto che le istruzioni sono sempre composte da poche regole fisse e lasciano ampia libertà di azione. L’opera non è quindi la singola realizzazione fisica, e nemmeno la collezione di tutte le realizzazioni: l’opera è il set di istruzioni.
Moltissimi esempi di sistemi generativi si possono trovare in Natura. Lo sviluppo delle nervature in una foglia, o delle gemme su un ramo, i pattern creati dalla dinamica di un liquido o un gas in movimento, la forma di una costa, la diffusione del colore nei petali di un fiore.
Oppure la formazione dei fiocchi di neve. Se li guardiamo al microscopio hanno generalmente forme simili, basate su una geometria esagonale, ma sempre differenti. In questo caso, il numero, l’ampiezza e la diffusione delle ramificazioni secondarie dipendono dalla temperatura e dall’umidità incontrate dal fiocco attraversando gli strati atmosferici in fase di nascita e di crescita. Essendo l’atmosfera un sistema piuttosto caotico, ogni singolo fiocco sperimenta una combinazione sempre leggermente diversa dei parametri ambientali durante la sua evoluzione, e quindi alla fine risulta unico. 
L’essenza del metodo generativo è quindi la creazione di un sistema che possa produrre un numero infinito di risultati, tutti differenti, ma tutti identificabili come parte di un’unica collezione, strutturalmente e visivamente coerente.

“La regola da sola è monotona il caso da solo rende inquieti. Gli orientali dicono: la perfezione è bella ma è stupida bisogna conoscerla ma romperla. La combinazione tra regola e caso è la vita, è l’arte è la fantasia, è l’equilibrio.”

Bruno Munari — Verbale scritto

Le potenzialità di questo approccio, in termini di design, sono piuttosto evidenti: basti pensare alla possibilità di generare infiniti asset grafici tutti differenti ma tutti accomunati da un look & feel coerente. O alla possibilità di permettere al linguaggio dei brand di variare in modo continuo e inesauribile, all’interno di un perimetro di linee guida, generando così un’idea di vita, freschezza e flessibilità.
Ma la potenza e la bellezza di questo metodo vanno ben oltre la possibilità di serializzare la produzione: l’applicazione più interessante è la sua integrazione nel processo creativo e progettuale. Un sistema generativo, per quanto semplice, nasconde un livello di complessità che può produrre, se opportunamente esplorato, risultati inattesi e sorprendenti.
Con una sperimentazione costante, accurata e consapevole possono venire alla luce sia dinamiche sorprendenti intrinseche al sistema, sia fenomeni inaspettati dovuti a errori, anomalie ed elementi caotici introdotti nella manipolazione dell’algoritmo e dei parametri.
Un esempio di dinamiche sorprendenti intrinseche al sistema sono i cosiddetti comportamenti emergenti, cioè la manifestazione di proprietà macroscopiche che non sono spiegabili con le leggi che governano i singoli elementi. La formazione di complessi simmetrici e frattali nei cristalli di neve, esempio illustrato poco sopra, è un comportamento emergente, così come le figure in movimento disegnate nel cielo dagli stormi di uccelli in volo.

Un esempio

Ci sono vari esempi che potrei fare, ma vorrei citare un caso tratto dalla mia attività personale in cui dinamiche complesse, comportamenti emergenti ed errori casuali si sono mescolati facendomi scoprire qualcosa di affascinante, che sono certo prima o poi mi capiterà di utilizzare anche professionalmente.
Per un motivo che nemmeno ricordo, stavo esplorando le figure create sovrapponendo un’oscillazione a una circonferenza. Giocando con la frequenza e l’ampiezza dell’oscillazione (rendendo più o meno fitti e più o meno pronunciati i picchi e gli avvallamenti dell’onda), mi sono accorto che aumentando in modo esagerato l’ampiezza, l’intrico delle linee che si formava al centro del cerchio mostrava a tratti delle figure di interferenza interessanti. Esplorando varie combinazioni di frequenza e di ampiezza ho poi notato che - a determinati valori - comparivano geometrie lobate molto belle, di varia struttura e complessità, spesso riconducibili a forme floreali.
Scoperta affascinante ed elettrizzante, ma che inizialmente non sono riuscito a comprendere. Dopo qualche tempo, in una serata di peregrinazioni matematiche su YouTube, mi sono casualmente imbattuto in un video che parlava della visualizzazione su una circonferenza delle tavole pitagoriche di moltiplicazione, e… boom! Ho ritrovato le figure che mi erano apparse. 
Ho quindi capito un po’ meglio alcune cose, e sono stato in grado di ricreare in forma perfetta, ripetibile e strutturata ciò che avevo trovato un po’ per sbaglio e un po’ per caso. Inoltre ho realizzato che questo fenomeno apparentemente magico ci accompagna nella vita di tutti giorni: per esempio nell’ombra che si disegna sulla superficie del liquido in una tazza.

Conclusione

In definitiva, la mia ricetta per fare stand out è coltivare una cultura e una pratica costante che sviluppi l’abitudine all’associazione libera, il gusto per la scoperta, la curiosità anche fine a sé stessa, l’amore per l’esplorazione e la sperimentazione, la valorizzazione dell’errore e dell’anomalia. Nel mio campo, il design, ho individuato nell’approccio generativo quello per me più efficace e stimolante per intraprendere e percorrere questo cammino. Al di là della sua portata concettuale e culturale, credo che la sua potenza risieda nella ricchezza e nella freschezza dei risultati che produce, effettivi o potenziali che siano.
Forse sono proprio i risultati che non vengono alla luce, quelli incubati dal sistema ma non (ancora) generati, a rendere così vivo e pulsante questo processo.

“Compiere significa farla finita con un oggetto, ucciderlo, levargli l’anima.”

— Pablo Picasso

Al di là di tutto è questa intrinseca vocazione all’evoluzione che rende così distintivi e peculiari i processi generativi: la loro natura sistemica, combinatoria, variazionale e in parte caotica, li rende aperti, mai del tutto compiuti, potenzialmente infiniti. E quindi, seguendo Picasso, dotati di un’anima.
Inspire + Transform +Inspire + Transform +Inspire + Transform +
Let's work together
There’s no such thing as an impossible project.
Hit us up and let’s get to work.

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