Riprendiamoci la mente

L’attenzione rubata e la ricerca del flow

MOVE FORWARD
Antonio-Langella
Tutti sentiamo il bisogno di gestire meglio il tempo che passiamo online, senza farci risucchiare dal labirinto di notifiche, sollecitazioni, distrazioni. Ma farlo è difficile: le piattaforme digitali sono progettate per catturare la nostra attenzione, frammentandola e iper-stimolandola. Per questo è venuto il momento di rivendicare il diritto all’attenzione: dobbiamo creare contenuti significativi, e dedicare impegno e dedizione alle sfide che mettono alla prova le nostre capacità.

Ci rubano il tempo

I social media fanno parte del mio lavoro. Ogni giorno il mio obiettivo è individuare nuovi trend di conversazioni, opinioni, nuovi temi di dibattito, facendo zapping tra diverse piattaforme. Navigo in un mare di contenuti disegnati per catturare la mia attenzione, parcellizzarla, usarla per vendermi qualcosa, (in)trattenermi per qualche secondo prima di lasciarmi andare, costringendo il mio cervello a un susseguirsi di minireset di concentrazione che comportano un continuo sforzo di riprogrammazione e di rinegoziazione verso le mie mansioni quotidiane.
Conosco le piattaforme che utilizzo, le logiche che le sottendono, so di avere costantemente a portata di mano uno strumento che è progettato per distrarmi. Eppure non sono mai riuscito a dominarle, a prenderne il controllo e a utilizzarle davvero come mi piacerebbe.
Il mio obiettivo è individuare cosa cattura l’attenzione degli utenti. Al tempo stesso, di quel “qualcosa” io sono la vittima principale. La mia capacità di concentrazione si è erosa negli ultimi anni, nonostante tutti gli sforzi che ho fatto per aumentare la qualità del tempo che impiego per lavorare a un progetto, per leggere libri, guardare film, sostenere lunghe conversazioni con gli amici a tavola senza essere distratto da qualche notifica intrusiva che, illuminando il mio smartphone, mi porta per qualche secondo in un’altra dimensione. E tornare indietro comporta sempre un piccolo sforzo.

La crisi dell'attenzione

Questa estate, come tanti che svolgono professioni analoghe nel mondo del digitale, ho approfittato delle vacanze per cercare di disintossicarmi da questa frenesia e ho provato a sfruttare questo periodo per capire qualcosa in più di questo fenomeno, leggendo un saggio che, ironicamente, aveva catturato la mia attenzione in libreria: L’attenzione rubata di Johann Hari.
Il libro si propone come un viaggio alla scoperta di ciò che sta succedendo alla nostra capacità di concentrazione. Hari, attraverso ricerche e interviste in giro per il mondo, analizza i diversi fattori che riducono la nostra capacità di concentrarci, molti dei quali stanno crescendo in modo preoccupante negli ultimi anni. Hari racconta in particolare di come il nostro cervello sia in realtà molto limitato nella sua capacità di gestire le informazioni. Ogni volta che interrompiamo, anche solo per qualche secondo, un’attività, andiamo incontro a un fenomeno chiamato “switch-cost effect”, che sta a indicare il tempo impiegato per riprendere la concentrazione dopo una distrazione. Un tempo significativo. Quando osserviamo le notifiche che compaiono sui nostri dispositivi non stiamo infatti solo perdendo il tempo speso a leggere i messaggi stessi, ma anche il tempo necessario per tornare a concentrarci, che è considerevole.
Hari si sottopone a un lungo digital detox in un paesino di mare sulla costa britannica e dopo aver sperimentato la mancanza di distrazioni e la sensazione di nuovi stati di concentrazione rinnovata, che credeva persi per sempre, si rende conto che la soluzione non è semplicemente eliminare le distrazioni, ma riempire il vuoto con attività significative.
Questo lo porta a studiare gli stati di “flow”, periodi in cui ci concentriamo profondamente su un compito significativo, che ci affascina e ci appassiona, e in cui si attiva un livello di concentrazione che è massimo e ci porta il piacere che sperimentiamo quando ci capita di perdere la cognizione del tempo. L’autore individua tre elementi chiave che contribuiscono a raggiungere lo stato di flow: un obiettivo ben definito, un obiettivo significativo e una sfida che si trova appena al di là delle proprie capacità.
La narrazione di Hari ci guida attraverso il suo viaggio personale alla ricerca di soluzioni per questa crisi dell’attenzione, concludendo che dobbiamo agire su due livelli: individuale e collettivo. A livello personale, possiamo apportare modifiche alle nostre abitudini per proteggere la nostra concentrazione, ma queste modifiche da sole non saranno sufficienti: dobbiamo combattere le forze esterne che rubano la nostra attenzione. 
Penso che dobbiamo agire con urgenza, perché questa potrebbe essere come la crisi climatica o la crisi dell’obesità: più aspettiamo, più sarà difficile. Più la nostra attenzione si degrada, più sarà difficile radunare l’energia personale e politica per affrontare le forze che ci stanno rubando la concentrazione.
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Il diritto all'attenzione

La chiave è il cambiamento collettivo. Come il movimento femminista ha rivendicato il diritto delle donne sul proprio corpo, oggi abbiamo bisogno di un movimento per l’attenzione per riappropriarci delle nostre menti. Possiamo avere un futuro in cui la nostra attenzione non venga costantemente invasa e manipolata, ma dobbiamo lottare per ottenerlo.
La capacità di concentrarsi in modo profondo e prolungato è una risorsa di inestimabile valore per il pensiero critico e creativo, ma sta diventando sempre più fugace. È fondamentale cominciare a riconsiderare la nostra relazione con le tecnologie digitali e prendere consapevolmente il controllo della nostra attenzione. Come professionisti della comunicazione e dei media digitali, siamo chiamati per primi a prenderci la responsabilità di esaminare in modo critico le implicazioni culturali e sociali di questa crisi dell’attenzione.
Dobbiamo affrontare questa sfida a livello individuale, come persone
e come professionisti, ma dobbiamo anche unirci per promuovere cambiamenti collettivi che proteggano la nostra capacità di concentrazione in un’epoca di costante connettività. 
Dobbiamo unirci a chi invoca un’azione urgente, poiché la nostra capacità di concentrarci è una risorsa cruciale per affrontare le sfide collettive che ci attendono. Il tempo per agire è ora, poiché attendere comporterebbe solo un ulteriore declino della nostra attenzione, rendendo sempre più difficile il recupero di questa preziosa abilità.

Riprendersi la mente in tre mosse

Cosa possiamo fare oggi, come organizzazioni che lavorano ogni giorno nel mercato dell’attenzione, in cui siamo al tempo stesso vittime e carnefici? Come facciamo a sviluppare, mantenere e a far crescere nel tempo un mindset creativo e generativo e come si riflette nelle scelte che facciamo come organizzazione? Individuiamo tre pilastri che prescindono dalle pratiche e dai framework di lavoro ma possono aiutare a coltivare l’humus necessario a far emergere e conservare la nostra capacità di concentrarci, fondamentale per sviluppare una mentalità creativa.

Fare cose significative

Prima di tutto, pensiamo al benessere mentale adottando tutte le buone pratiche per favorirlo, mettendo noi stessi e i colleghi in una condizione per la quale il nostro tempo sia sempre più dedicato a fare la differenza con idee nuove e non passato a risolvere task che non portano reale valore a noi, all’organizzazione e ai partner con cui collaboriamo.

Scegliere contenuti rilevanti

Adattiamo il concetto di sostenibilità nel nostro lavoro quotidiano e nei progetti che realizziamo. Ogni giorno realizziamo contenuti che diamo in pasto ad algoritmi che affollano i feed delle persone a cui ci rivolgiamo, catturando l’attenzione e interrompendo la loro concentrazione. Lavoriamo pensando sempre a un motivo valido per ascoltarci, in grado di emergere dal rumore di fondo perché dotato di un’anima: realizziamo contenuti che siano sempre rilevanti.

Ritrovare il flow

Infine, lavoriamo insieme per mettere in pratica una cultura organizzativa che si fonda sulla costante ricerca del flow: questo implica individuare per ogni progetto un campo di azione ben definito sul quale sperimentare le nostre intuizioni; avere il coraggio di osare per realizzare obiettivi che siano sempre significativi; metterci costantemente alla prova individuando le sfide che si trovano al di là dei nostri orizzonti, facendo leva su quello che caratterizza l’anima del nostro lavoro: la spinta verso l’immaginazione e lo scambio di idee.
Inspire + Transform +Inspire + Transform +Inspire + Transform +
Let's work together
There’s no such thing as an impossible project.
Hit us up and let’s get to work.

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